“Assunzione della Beata Vergine Maria: una garanzia per il cammino terreno e una porta sicura verso le beatitudini celesti – Visione Archetipica”
di Maria Pia Cirolla e
Dott.ssa Barbara Dea Pradi
La Solennità che celebriamo oggi è una benedizione, una grande grazia offerta a chi cammina nelle vie dello spirito. In questo giorno Maria, Madre di Dio e Madre Nostra, è Assunta nella gloria celeste. Lei non conoscerà la corruzione della carne ma verrà condotta dagli Angeli alla nostra mèta futura la Gloria eterna. In una giornata come questa abbiamo pensato di comporre questo articolo a quattro mani, due le mie per una brevissima introduzione sul significato teologico dell’evento che celebriamo e le altre due di una persona eccezionale, dono della Provvidenza, quelle della Dott.ssa Barbara Dea Pradi.
Chi è la Dott.ssa Barbara Dea Pradi? Prima di tutto una sorella nello spirito poi, delineando i tratti della sua professionalità, diciamo che è Laureata in Filosofia col massimo dei voti all’Università Cattolica di Milano, ha studiato Teologia. Ha conseguito tre Master in Coaching, Coaching archetipico junghiano e didattica e pedagogia integrativa e inclusiva nella scuola. Da sempre interessata alle dinamiche antropologiche, è docente di Lettere e Filosofia, Coach Archetipica come terapeuta.
A Barbara abbiamo affidato lo sviluppo della visione archetipica della figura di Maria. Cosa si intende dunque per visione archetipica? L’archetipo è un concetto appartenente alla psicologia analitica sviluppato dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung (1875-1961) che definisce la tendenza umana a utilizzare la stessa “forma di rappresentazione a priori” contenente un tema universale strutturante la psiche, comune a tutte le culture ma rappresentato in varie forme simboliche. Il titolo della sua meravigliosa esposizione è: “Maria, uno sguardo archetipico e antropologico”. Ascoltiamola con interesse e tanta gratitudine per questo suo generoso contributo che va ad arricchire la nostra sete di conoscenza.
“Cosa significa anima? “Anemos”, vento, soffio interno, respiro del microcosmo e macrocosmo. Uno dei simboli e degli archetipi più potenti, nel femminile, è la figura di Maria.
Maria è “ ianua coeli”, la porta misteriosa che può trasformare alchemicamente la materia, unendola a Dio .
(MATER-IA: Madre universale), pura ed incorrotta, che può portare agli aspetti più vitali dell’anima. Maria conduce a quella sorgente di Acqua Viva , (lo troveremo anche nella figura della Samaritana), che zampilla per la vita eterna. Contatto carsico e “gnotis eauton”, come si legge in Gv 4:14.
Maria rende fertili e fecondi “anima e animus”. L’Incarnazione di Maria del Verbo è quella Rinascita che ogni essere umano compie in se stesso.
Maria fa generare e partorire lo Spirito, dona “e’lan vital”, che eleva e fa superare se stessi. Il dogma dell’ “Assunzione”, dell’assumere Verità eterne, ristabilisce l’unione ontologica tra terra e cielo e antropologica tra maschile e femminile e di elevazione spirituale.
Da “Rosa Mistica” la conoscenza è attivata dalla Meditazione. Maria è Donna della Meditazione.
Attraverso di lei lo Spirito si materializza, si fa carne, è dunque parto e “Gynè” di Logos e perfezione spirituale. Per il suo legame con lo Spirito Santo, partorendo il Figlio, il Verbo, è “Sophia”, Sapienza ed Eros sublimato e “Agape” .
Nell’iconografia Maria allatta, nutre e feconda quel “bambino” Figlio dello Spirito. Maria è inaccessibile Mistero di sequela, di Gioia, di elevazione, vera Donna archetipica, foriera di Bellezza “Tota Pulchra”, di libertà, sorellanza e leadership .
I vari dogmi “Maria Theotokos”, “Maria Assunta”, “Maria senza macchia” sono archetipi e simboli di un percorso iniziatico predestinato alla gnosi e all’Amore .
Maria, “rosa mistica” è un archetipo alto in noi, di perfezione e perfezionamento, elevazione, Sophia, passaggio da vita emozionale piatta al vino dell’amore e della passione.
Per Jung è principio femmineo salvifico l’archetipo Mariano, feconda cuore e mente, calice destinato ad accogliere la “Dynamis” cristica. Origine di Eros sublimato, “Sophia”, comunione. Maria è Bellezza estatica, “Tota pulchra”, come appare evidente dall’iconografia, “ad exemplum”, in Raffaello e Botticelli .
Storicamente, solo qualche paradigma, è compimento del mito della “Dea Vergine” che diviene “Theotokos”, Mater di Sapienza, il cui seno è spiritualmente vivo. La Madonna nera, invece, sembra riprendere, nelle sue qualità, il mito di Iside .
Maria è liberazione e libertà da pregiudizi, guida, mater-ializzazione, coppa divina che fa generare. Maria porta il velo, perché? Perché la Verità è scaramantica, autoprotettiva, ed è solo per chi abbatte pregiudizi con la “dynamis” dell’Amore . Circondata da Angeli, (anghelos: “messaggero divino”, comunica con le realtà sottili, rendendo la materia morbida e fluida .
E’ abbraccio coinvolgente, donatrice di “SPES”, terra verginale (simbolicamente) che apre a possibilità di pienezza . E’ sale alchemico, incorruttibile, Sa-pere, acqua coagulata dalla secchezza del fuoco, ergo assume in se “il potere di tutti gli elementi”. Non a caso, solo lei e la Samaritana verranno definite “Donne”. Con Maria, quindi, ci troviamo di fronte all’esaltazione del “femmineo sacro”, in senso archetipico ed ontologico. Con-templare Maria significa divenire tutto questo: Bellezza, Fecondità, Agape e Sapienza e libertà di evoluzione”.

Bene, speriamo di avere offerto ai nostri amici lettori una ventata di novità che possa allietare lo spirito, allargare il cuore, e desiderare il vero confronto con le diverse realtà che camminano con noi. A me resta dire solamente due parole, alla luce di questo meraviglioso scritto, riguardante il senso spirituale della Solennità dell’assunzione della Beata Vergine Maria che sintetizzerò in questi due concetti chiave per vivere ed accogliere questo dono. Domanda: Ma noi crediamo davvero nella vita eterna che ci attende dopo la nostra morte?
La Solennità dell’Assunzione della Vergine Maria, del suo Transito da questo mondo al Padre si colloca proprio al cuore di questa domanda. Nel tentativo di rispondere ad essa la chiesa ha compreso fin dai primi secoli che in Maria, madre del Risorto, donna che aveva acconsentito in sé al «mirabile scambio» tra Dio e l’uomo, era anticipata la méta che attende ogni essere umano: l’assunzione di tutto l’umano e di ogni essere umano nella vita di Dio, per sempre; «Dio tutto in tutti» (cfr. 1Cor 15,28). E così la grande Tradizione della chiesa è giunta gradualmente a proclamare Maria al di là della morte, in quella dimensione altra dell’esistenza che non sappiamo chiamare se non cielo: Maria è terra del cielo, è primizia e immagine della chiesa santa nei cieli!
Affermare questo di Maria non richiede il compimento di complesse indagini sull’evento della sua morte. Al contrario, per chi ha un cuore capace di ascolto (cfr. 1Re 3,9), è sufficiente andare all’inizio della vicenda di Maria, narrato nel brano evangelico odierno: l’incontro tra Elisabetta e Maria, celebrato da quest’ultima con il canto del Magnificat. È un testo dalle inesauribili profondità che, letto oggi, ci dice una cosa semplicissima e fondamentale: la vita eterna per ciascuno di noi comincia qui e ora, a misura della nostra capacità di amare ed essere amati, un amore che manifesta la verità della nostra fede e della nostra speranza.
Concludiamo con un pensiero di Enzo Bianchi che ci dice il vero senso della festa che stiamo celebrando! “Sì, la fede di Maria e il suo amore, un amore che si fa agire concreto per gli altri perché concretamente è stato sperimentato su di sé, dicono meglio di tante parole la sua capacità di vita piena, quella vita che non può esaurirsi qui sulla terra. Questo farsi carne dell’amore di Dio e questo ingresso di ogni carne nello spazio di Dio è quanto dovremmo ricordare cantando ogni sera il Magnificat. Questo dovremmo vivere e sperare ogni giorno, per noi e per tutti”.

 

Di Consuelo Noviello

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