Ad Aprilia questa domenica l’Amministrazione comunale ha celebrato il Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale: 11 novenbre 1918 – 11 novembre  2018. Una guerra combattuta nelle trincee, al fronte, lontano dai cari, rischiando la morte ogni momento.

Una guerra, che come raccontato dai giovani del tempo, classe 1894, ha lasciato dei segni indelebili nella loro vita. Una gioventù violata, buttata nel fango di una trincea per una guerra che alla fine nessuno sapeva e nessuno di loro voleva. La guerra significa morte. Dai racconti degli ex superstiti emergono particolari che dovrebbero far riflettere le generazioni future, ma la storia insegna che a nulla è valsa la morte di soldati, la prigionia, la fame, la paura. Dall’11 novembre 1918 fine della Prima Guerra Mondiale sono trascorsi 20 anni e il Mondo è scivolato nella Seconda Guerra Mondiale, altra morte e devastazione.

Facendo un passo indietro di cento anni, pur non avendo l’esattezza dei dati, possiamo parlare di circa 74milioni di soldati mobilitati dai Paesi belligeranti, 10milioni di morti o dispersi, 21 milioni di feriti fra cui 8milioni tornati a casa mutilati ed invalidi. Per l’Italia approssimativamente parliamo di 650mila morti, di cui 400mila al fronte, 100mila in prigionia.

Tornarono dal fronte in 500mila mutilati, invalidi o gravemente feriti e oltre 40mila con gravissime patologie psichiche dopo anni di trincea.  Oggi dobbiamo ringraziare il sacrificio di molti giovani e ricordarlo. Senza il nostro passato non esiste futuro.

Dobbiamo ringraziare le  “crocerossine”, donne di ogni ceto sociale che sono andate nei luoghi di sofferenza, credendo nel bene: “ama, conforta, lavora e salva”.  Si parla di pace, ma la pace esiste solo se la volontà politica crede nella pace, nella condivisione e nel rispetto del prossimo. C’è pace se viene posto prima il bene delle persone al predominio. La storia ci insegna ma non sempre viene presa come base per creare un futuro migliore. Ci sono guerre ovunque ed ancora nel 2018 non siamo in grado di anteporre il bene delle persone alla fama di potere e di ricchezza.

Consuelo Noviello

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