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Il giorno in cui il cuore ricomincia a fiorire

Ci sono date che segnano il tempo e date che segnano l’anima.
Il 23 agosto, per me, non è soltanto un compleanno: è il punto in cui la mia storia incontra di nuovo la vita, il momento in cui mi fermo per guardare indietro con gratitudine e avanti con coraggio. È la mia festa, sì… ma non è mai soltanto mia.

Perché una vita, se la si vive davvero, appartiene a molti. Appartiene alle mani che abbiamo stretto, ai sorrisi che abbiamo ricevuto, alle lacrime che abbiamo asciugato. Appartiene a chi ci ha amato e a chi abbiamo amato, ma anche a chi abbiamo perdonato e a chi ci ha insegnato qualcosa attraverso il dolore. Oggi, mentre il calendario mi ricorda che il tempo passa, io sento che il tempo vive. Non è solo un fluire in avanti: è un disegno che si compone con ogni gesto, ogni parola, ogni scelta di bene.

La sincerità che non ferisce

In questi anni ho capito che la sincerità è una forma di amore, non un’arma. Dire la verità non significa ferire senza pietà, ma saper restare fedeli a ciò che si è, custodendo al tempo stesso la dignità dell’altro. Ho imparato che si può dire tutto, se lo si dice con il cuore giusto. La sincerità vera non mette un punto e chiude, ma apre spazi, crea possibilità di incontro. È come un fiore che si apre: non forza, non impone, ma mostra ciò che è, senza paura e senza orgoglio.

Appartenere al cuore

Appartengo a tante cose: a una famiglia, a un percorso, a luoghi che mi hanno formato. Ma c’è un’appartenenza più grande e invisibile, quella che chiamo “cuore”. Il cuore non è solo un organo che batte: è la radice delle scelte che contano, il filo rosso che lega tutte le mie giornate. Appartenere al cuore significa non vivere a metà, significa scegliere ogni giorno di agire in modo che l’amore sia sempre la direzione, anche quando costa. E in questo sentirsi parte del cuore, mi accorgo che non sono mai sola. C’è un’eco che mi accompagna, una memoria che mi sostiene, una Presenza che veglia. Oggi il mio grazie è per voi, che siete parte di me. Per i giorni in cui siete stati riparo, per le parole che mi hanno rialzata, per la fiducia che avete riposto in me anche quando non lo meritavo. Grazie perché, in modi diversi, mi avete insegnato a non smettere di credere che il bene vince, che l’amore resta, che la bellezza resiste.

Rieducare ai sentimenti

Viviamo in un tempo che ha disimparato a sentire. Le parole “amore”, “amicizia”, “fedeltà” si pronunciano spesso, ma quante volte le viviamo davvero? Abbiamo velocizzato ogni cosa, anche i rapporti, e abbiamo ridotto i sentimenti a messaggi rapidi, a like fugaci, a frasi fatte.
Ma il cuore umano non funziona a velocità di connessione: ha bisogno di lentezza, di ascolto, di presenza.

Per questo sento urgente il compito di rieducare – me stessa e chi incontro – ai sentimenti veri:

  • Ascoltare senza pensare subito a cosa rispondere.
  • Dire grazie con la consapevolezza di chi riceve un dono.
  • Chiedere scusa senza attenuanti, sapendo che il perdono è libertà.
  • Restare quando è più facile andare via.

Sentirsi dono

Forse il senso più profondo di questo giorno è ricordarmi che sono un dono. Non perché io sia speciale, ma perché ogni vita lo è. E un dono, per sua natura, non si trattiene: si offre, si lascia andare, si mette nelle mani di chi ne ha bisogno. Essere dono significa che il mio tempo non è solo mio, che i miei sogni non sono recinti, ma strade aperte. Significa che le mie ferite possono diventare riparo per qualcun altro, che le mie parole possono essere carezza, che il mio silenzio può essere ascolto. Scrivo a me stessa e a chi amo: non smettete di essere sinceri. Non smettete di appartenere a qualcosa che si chiama cuore. È un’appartenenza che non ti imprigiona, ma ti libera. Perché chi vive nel cuore e dal cuore, riconosce che ogni persona incontrata è un dono, e che ogni gesto buono è un seme piantato nell’eternità.

La mia preghiera per questo giorno

Oggi, 23 agosto, non chiedo cose impossibili.
Chiedo un cuore che continui a fiorire anche nelle tempeste.
Chiedo occhi che vedano il bene, anche quando si nasconde dietro il dolore.
Chiedo di restare fedele a quell’amore che ho scelto e che mi ha scelta.
E chiedo di non smettere mai di credere che ogni seme d’amore lasciato cadere tornerà a fiorire, magari altrove, magari tra mani che non conosco.

Il compleanno non è solo il ricordo di quando sono venuta al mondo.
È la conferma, giorno dopo giorno, di volerci restare per amarlo.

Roma 23 agosto 2025 Prof.ssa Maria Pia Cirolla – Teologa

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