Ti seguiremo dovunque ci condurrai, Vergine Maria!

Ti seguiremo dovunque ci condurrai, Vergine Maria!
di Maria Pia Cirolla

Esiste una misteriosa grazia che accompagna, segue e precede il cammino di ogni credente: Ti seguiremo dovunque ci condurrai, Vergine Maria! Ci è sembrata la frase più adatta per indicare in Maria, Madre del Signore e Madre Nostra, questa presenza di Grazia e di Misericordia. Questo ritornello che accompagna il Salmo 18 utilizzato nella Messa nel giorno della Solennità della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo, addita alla Madre Celeste una grande capacità che investe la vita spirituale di ogni fedele credente, ovvero quella di lasciarsi plasmare ed essere così resi capaci di ascoltare e poi seguire il cammino indicato.
Ogni fedele riconosce in Maria, la guida per giungere alla vetta del Monte che è Cristo Signore per vivere una piena conformazione a Lui. La liturgia ci presenta due monti: Calvario e Carmelo. Maria sta presso la croce del Figlio pienamente unita a Lui nell’offerta della vita al Padre per la salvezza dell’uomo. È una presenza silenziosa che realizza una condizione nuova per l’umanità. Tale presenza è consolazione e sostegno per il Figlio che sperimenta l’atroce dolore della croce, dolore generante.
Dalla croce si genera la nuova comunità: “Ecco la tua Madre, ecco tuo figlio”. In questa generazione Maria ancora una volta vive il mistero della maternità accogliendo il nuovo figlio/figli generati dalla croce, accoglie e custodisce con materna premura. Anche il figlio accoglie la Madre che “la prese nella sua casa”, “tra le sue cose proprie”. Il discepolo amato accoglie Maria nella sua vita donandole un posto di particolare rilievo, vivendo con lei un rapporto caratterizzato dal silenzio e dalla contemplazione. Nella vita del discepolo la presenza della Madre è silenziosa e discreta, dove ha potuto apprendere la profondità del mistero del Cristo e conformarsi a Lui nell’amore.

Sull’alto monte del Carmelo, la Madre di Gesù continua a generare nella grazie i figli. La sua presenza, ancora una volta silenziosa e discreta, conduce a vivere in ossequio di Gesù Cristo. Svolge la sua missione materna sostenendo e consolando i figli che nel tempo sono chiamati, attraverso la fatica del quotidiano, ad essere testimoni della vita nuova nello Spirito.

Come il discepolo amato, al Carmelo prendiamo Maria “tra le nostre cose proprie” vivendo con lei in familiarità, condividendo ogni cosa per la realizzazione del progetto di amore voluto dal Padre. In tale familiarità, come Madre e Sorella, ci aiuta ad apprendere l’arte dell’amore che rifulge nella persona del Figlio e di cui lei è stata la prima testimone e discepola. Ci insegna a rivestirci delle sue virtù affinché ognuno possa accogliere il dono di grazie: Gesù.
E come lei che a pieno titolo può dire Cristo vive in me, ognuno di noi, vivendo le sue virtù, vivendo i suoi insegnamenti e imitandola, può dire nella grazia: “Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me”. Ecco dove lei vuole condurci: alla vetta del Monte, a vivere l’esperienza dell’amore trasformante affinché Dio sia tutto in tutti realizzando il desiderio di unità del Figlio suo: “che siano una cosa sola”. Anche in questa festa dedicata a Maria ci viene suggerito il medesimo atteggiamento da assumere per essere sequela, quello dell’imitarla nel Fiat voluntas Tua.
Facendo una attenta analisi della parola Fiat, ci nasce dal cuore una riflessione: per salire e giungere alla vetta del Monte che è Cristo, la necessaria disponibilità ad abbracciare la Sua volontà che è sempre un disegno per la vita e mai per la morte. Singolarmente nelle lettere del Fiat identifichiamo i seguenti insegnamenti: F- come Forza per grazia dello Spirito Santo di accogliere ciò che viene proposto; I- come Iniziativa da intraprendere e il primo passo è generato sempre da Dio che agisce, che vuole e fa; A- come Accettazione che include fare propria quella che è poi disegnata come la Volontà di Dio per ogni singola esistenza che in Lui confida; T- come Testimonianza che in Maria è la sintesi perfetta di cosa si intende quando si parla di sequela e di accettazione del disegno di Dio operato nella e per la Vita Eterna. Essere forti nell’accogliere la volontà non sta sempre e solo ad indicare che bisogna predisporre il cuore e il corpo ad assimilare le varie dure prove della vita, ma avere anche quella determinata determinazione di restare fermi là dove deve svilupparsi ed esaurirsi la propria missione. L’elemento trainante resta sempre lo stesso alla base di tutto: l’Amore!
Sempre e solo l’Amore che ci fa capire, che chiede all’altro con dolcezza di spiegarsi,  che ci fa dire all’altro quanto in realtà,  dietro i nostri pudori abbiamo voglia di capirlo, e che ci fa avere il coraggio e la fiducia di dirgli che gli siamo vicini, che lo capiamo, invece di far finta di niente magari per “sdrammatizzare” una tristezza o malessere dell’altro, che invece ha bisogno prima di tutto di sentirsi capito e accettato, anche se possiamo esprimergli le nostre idee diverse. E lo Spirito Santo è Amore! Lo Spirito Santo colma,  guida,  ispira,  dona la Forza,  il Coraggio,  la Luce.
Concludiamo questa nostra riflessione con una breve meditazione dell’amato San Giovanni Paolo II pronunciata in occasione dei 750 anni dall’inizio della nascita della Devozione allo Scapolare, che è il segno che sigilla la spiritualità carmelitana e quanto di più bello e sublime viene elevato alla Devozione Mariana che esprime.
“Nel segno dello Scapolare si evidenza una sintesi efficace di spiritualità mariana, che alimenta la devozione dei credenti, rendendoli sensibili alla presenza amorosa della Vergine Madre nella loro vita. Lo Scapolare è essenzialmente un «abito». Chi lo riceve viene aggregato o associato in un grado più o meno intimo all’Ordine del Carmelo, dedicato al servizio della Madonna per il bene di tutta la Chiesa. Chi riveste lo Scapolare viene quindi introdotto nella terra del Carmelo, perché “ne mangi i frutti e i prodotti” (cfr Ger 2,7), e sperimenta la presenza dolce e materna di Maria, nell’impegno quotidiano di rivestirsi interiormente di Gesù Cristo e di manifestarlo vivente in sé per il bene della Chiesa e di tutta l’umanità.
Due, quindi, sono le verità evocate nel segno dello Scapolare: da una parte, la protezione continua della Vergine Santissima, non solo lungo il cammino della vita, ma anche nel momento del transito verso la pienezza della gloria eterna; dall’altra, la consapevolezza che la devozione verso di Lei non può limitarsi a preghiere ed ossequi in suo onore in alcune circostanze, ma deve costituire un «abito», cioè un indirizzo permanente della propria condotta cristiana, intessuta di preghiera e di vita interiore, mediante la frequente pratica dei Sacramenti ed il concreto esercizio delle opere di misericordia spirituale e corporale. In questo modo lo Scapolare diventa segno di «alleanza» e di comunione reciproca tra Maria e i fedeli: esso infatti traduce in maniera concreta la consegna che Gesù, sulla croce, fece a Giovanni, e in lui a tutti noi, della Madre sua, e l’affidamento dell’apostolo prediletto e di noi a Lei, costituita nostra Madre spirituale.
Di questa spiritualità mariana, che plasma interiormente le persone e le configura a Cristo, primogenito fra molti fratelli, sono uno splendido esempio le testimonianze di santità e di sapienza di tanti Santi e Sante del Carmelo, tutti cresciuti all’ombra e sotto la tutela della Madre.
Anch’io porto sul mio cuore, da tanto tempo, lo Scapolare del Carmine!”
(S. Giovanni Paolo II, 25 marzo 2001
Lettera in occasione del 750° anniversario dello Scapolare)