Ti ho chiamato per nome: Tu mi appartieni!”

Riceviamo e pubblichiamo le riflessioni di Maria Pia Cirolla sull’importanza del nostro nome, del nostro essere unici ed amati.

“Ti ho chiamato per nome: Tu mi appartieni!”

Appartenere a Dio ci da più gioia di possedere tanti beni. Cosa non ci fa dormire o riposare in pace? Di solito non abbiamo pace quando c’è un futuro incerto, spesso è il domani che ci preoccupa, spesso legato al presente, ma abbiamo paura perché non sappiamo cosa accadrà. Alla luce di questo, il salmista ha pace perché lui sa qual è il suo futuro. Quando sai che il tuo futuro appartiene a Dio allora non temerai nulla e dormirai in pace. Quando sai da chi dipende il tuo domani vai a dormire tranquillo, la difficoltà nasce quando ci dimentichiamo che la nostra vita è nelle mani di Dio. Capovolgiamo una frase molto in voga e otteniamo: “il tuo futuro determina il tuo presente”. Quando conosci il tuo futuro vivi il presente in modo molto diverso.
Isaia 43:1 “Ma ora dice così l’Eterno che ti ha creato o Giacobbe, che ti ha formato o Israele: Non temere perché io ti ho redento, ti ho chiamato per nome; tu mi appartieni”. Esaminiamo ora il versetto. Non sei nato per caso, Dio ti ha creato e voluto ed ha pianificato qualcosa per te. Ti ha formato, Lui è il nostro formatore, attraverso le circostanze della vita ci forma, è sempre vicino a noi, ed anche i momenti di sconfitta, Dio li trasforma in vittoria. Poi ci dice, non temere perché io ti ho redento, ti ho riscattato, ho perdonato tutti i tuoi peccati: Gesù è il nostro redentore, colui che ha pagato il riscatto.
Queste sono le tappe della vita cristiana: sei creato, formato da Dio attraverso le circostanze della vita e redento dal sangue di Gesù per un destino eterno. Dio ci ha dato un nome e una identità, Egli ci chiama per nome, nome che nasconde un significato. Tu mi appartieni: noi apparteniamo a Dio, ossia quando il nemico viene a toccarci, Egli interviene dicendo: è mio, Lui mi appartiene non è tuo. Se questo verso di Isaia è impresso nei nostri cuori, allora possiamo dormire e riposare in pace. Parlando di appartenenza, in antichità i servi appartenevano al padrone e tutti i loro diritti si annullavano, essi dipendevano completamente dal padrone. C’è un prezzo, per la mia salvezza Gesù lo ha pagato questo prezzo; nel battesimo prendiamo la decisione di essere servi e discepoli di Gesù.
I tuoi genitori ti hanno dato un nome. Dal giorno della tua nascita ti hanno chiamato con quel nome. Il nome è parte essenziale di te. Per mezzo del tuo nome trovi la tua identità. Quando venivi chiamato con il tuo nome, sapevi che si riferiva solo a te. Sei persona unica. Hai un nome. Attraverso questo nome ti differenzi dagli altri. Non sei un numero interscambiabile. Il nome diventa parte integrante della tua identità. Nel tuo nome è riassunta tutta la storia della tua vita. I tuoi genitori ti hanno chiamato con quel nome, ma nel corso della tua esistenza gli hai dato un significato con il tuo modo di sentire e di pensare, con la tua azione. Anche in bocca ai tuoi amici il tuo nome assume un sapore particolare. Altre persone possono chiamarsi come te, ma il tuo ha un suono totalmente diverso, unico, speciale. Quando si chiama il tuo nome, esso si riferisce a te, a te e alla tua inconfondibile persona.
Il modo in cui percepiamo il nostro nome è legato alle persone che ci chiamano così. Quando le persone care ci chiamano con questo nome, tutto il loro affetto e il loro amore si condensa in esso. Sento il mio nome e già si risveglia il ricordo di come mio padre, mia madre, i miei fratelli lo hanno pronunciato. Il loro amore è condensato in questo nome. Mi raggiunge ogni volta che si fa il mio nome. Forse la tua ragazza o il tuo ragazzo, tua moglie o tuo marito hanno donato al tuo nome un nuovo suono. Forse in esso hai udito qualcosa che prima non avevi mai collegato al tuo nome.
Quando i tuoi compagni di scuola ti hanno preso in giro per il tuo nome, lo hanno abbreviato o storpiato, lo hai forse trovato brutto. Ma è bene che ti ricordi di tutte le persone che hanno riversato il loro amore nel tuo nome. Il modo in cui percepisci il tuo nome dipende anche da chi altro lo porta. Se tuo padre o tua madre si chiamano come te o se ti è stato dato il nome di tuo nonno o di tua nonna o di un tuo zio, tutto ciò ti riempie di orgoglio. Continui la tradizione familiare. Ti senti in dovere di rappresentare su questa terra un po’ dello spirito dei tuoi genitori o dei tuoi nonni, di tramandarlo. Nel tuo nome sopravvive una parte di quanto hanno vissuto i tuoi antenati.
Tutti coloro che pronunciano il tuo nome indicano te così come sei. Connotano il nome attraverso il significato del rapporto che hanno con te, attraverso i loro sentimenti, attraverso il loro amore e il loro affetto, talvolta purtroppo attraverso i loro pregiudizi e il loro risentimento. Lascia i pregiudizi a quelli che li hanno. Isola nel tuo nome solo l’amore e la dolcezza che gli attribuiscono Dio e gli uomini. Pronuncia il tuo nome lentamente e ad alta voce. Assaporalo e gustalo. Com’è? Quali sensazioni lascia? Che immagini fa scaturire dentro di te?

Non solo gli uomini ti hanno chiamato per nome, bensì anche Dio. Nel libro del profeta Isaia Dio dice a Israele: «Non temere perché io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni» (Is. 43,1). Ciò vale anche per te. Quando Dio ti chiama per nome esprime con questo il fatto che per Lui sei importante. Davanti a Dio sei unico. Dio stesso ti ha creato. Tu gli appartieni. Nessun essere umano ha potere su di te. Dio riversa il suo amore divino nel tuo nome. Dio si rivolge a te, Dio ti conosce per nome, conosce il tuo cuore, sa che cosa provi. Si rivolge a te personalmente. Ha una relazione individuale con te. Non sei solo uno tra i tanti. Sei unico. Per Dio hai un’importanza tale che si rivolge personalmente a te per prometterti qualcosa di bello, qualcosa destinato a essere un sostegno per la tua vita, qualcosa che costituisce le fondamenta su cui edificare la tua esistenza. Il nome con cui Dio ti chiama ti dimostra la tua inconfondibile dignità di essere umano.
Dal momento della tua nascita in poi il Signore ti ha chiamato per nome. E ti ha chiamato a fare qualcosa. Hai una missione in questo mondo. La tua vocazione è quella di contribuire a far sì che questo mondo appaia più umano e più degno di essere vissuto. Attraverso di te, qualcosa che può farsi visibile solo grazie a te vuole risplendere in questo mondo. Dio ti dice: «Mio servo tu sei, sul quale manifesterò la mia gloria» (Is 49,3). Dio ha un progetto speciale per te. In te deve rifulgere la sua gloria. In te deve apparire un pò della bellezza divina. Sei un prisma attraverso il quale Dio appare in questo mondo in modo unico e irripetibile.
Gesù come buon pastore «chiama le sue pecore una per una» (Gv 10,3). Ogni singola persona è per lui così importante che dona la sua vita per lei. Poiché intercede per ognuno di noi, ciascuno si sente protetto. Il sacrificio di Gesù ci dona la vita eterna, la vera vita. «Io do loro vita eterna e non andranno mai perdute e nessuno le rapirà dalla mia mano» (Gv 10,28). Gesù non ha soltanto chiamato i discepoli per nome in un lontano passato, anche oggi pronuncia il tuo nome. Gesù ti conosce personalmente. Conosce i tuoi sentimenti, i pericoli che ti minacciano, le tue doti.
Desidera una relazione personale con te. Se entri in relazione con Lui, ti donerà la vita eterna, una vita degna di questo nome. Vita eterna significa vita autentica, un’esistenza in cui cielo e terra, Dio e essere umano sono uniti tra di loro. Quando Gesù ti chiama per nome, nessuno ti può rapire dalla sua mano, nessuno ti può sciogliere dal tuo legame con Lui. La sua mano ti protegge, ti dona un riparo e ti sostiene.
Dopo la risurrezione Gesù chiamò Maria Maddalena per nome. Ciò penetrò fin nel profondo del suo cuore. Maria cadde in ginocchio e disse: «Rabbuni, Maestro mio». Nel momento in cui udì il suo nome dalle labbra di Colui a cui doveva la vita, avvenne in lei la risurrezione. Il suo lutto venne trasfigurato, le lacrime smisero di scorrere. Si sentì di nuovo amata, risollevata alla sua dignità inviolabile. Nel proprio nome percepì l’amore di quel Gesù che aveva scacciato da lei sette demoni.
Maria Maddalena era infatti così lacerata al suo interno da poter ritrovare se stessa solo con l’accettazione totale di Gesù. Poiché Gesù le si era rivolto con tanto amore riuscì ad accettare se stessa. Nel momento in cui Gesù nomina il suo nome dopo la risurrezione, Maria sperimenta la dolcezza risanatrice dell’amore di Gesù. Era un nuovo nome quello datole da Cristo, un nome che la rigenerava. Le cose vecchie si staccarono da lei. La malattia era guarita. Era solamente Maria, l’amata da Dio, l’amica di Gesù, a cui era destinato il suo amore. L’amore di Gesù l’ha rigenerata nel pronunciare il suo nome.
Quando pensi al tuo nome, immagina che Gesù in questo momento ti stia chiamando. Gesù rigenera anche te quando pronuncia il tuo nome. Si rivolge a te, rivolge a te il suo sguardo. La sua voce e il suo sguardo ti trasformano nell’immagine unica che Dio ha di te, nell’immagine bella e nuova che rispecchia la gloria di Dio in modo puro. Quando Egli pronuncia il tuo nome vuole dirti: «E’ bene che tu esista. E’ bene che tu sia qui. Puoi essere come sei. Sei unico. Io ti sostengo. Ti amo. Ora accettati a tua volta. Chiama te stesso con il tuo nome e ricolmalo di tutta la dolcezza di cui sei capace».
Il tuo nome ti conduce alla parte più intima di te stesso. Nel nome sei te stesso in modo assoluto. Tutti i nomi e i giudizi pronunciati dalla gente su di te svaniscono. Lì percepisci il tuo vero io, l’immagine autentica e incontaminata di Dio in te. Là dove tu sei tu, in modo assoluto, sei pieno di amore e di bontà come Gesù. Lì sei in armonia con te stesso. Vivi la pace, la forza vitale e la libertà. Sei redento, libero, limpido e puro, risanato e completo. Quando nel Padre nostro dici «Sia santificato il tuo nome» prega Dio che la sua gloria divina rifulga anche nel tuo nome, che l’energia vitale del Signore fiorisca in te.

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