Viaggio nelle strade della Nuova Florida

La pioggia di questi ultimi giorni, acutizza i disagi stradali in molte zone. Ecco alcune strade della Nuova Florida, nel territorio di Ardea. Purtroppo la situazione che accomuna  i territori è  l’originarsi di buche, di crepe lungo l’asfalto. Sappiamo grazie alle domande poste a chi si occupa di realizzare asfalto,  che per una strada che tenga, alla base si deve realizzare un adeguato sottofondo stradale, livellato e spianato. Si deve poi utilizzare il conglomerato bituminoso tipo tappetino e  binder per dare la giusta consistenza e spessore. Ovviamente non sono strade nuove ma se di fatto il fondo stradale e l’asfalto non sono adeguati ci si trova in questo disagio. Anche il cosiddetto rattoppo non funziona, se si buttano i sacchetti di asfalto su una buca, si risolve un problema momentaneamente, perché,  come ben avrete notato anche voi lettori, si creano buche o crepe intorno alla parte chiusa. Situazioni che conosciamo. Servono interventi duraturi ed efficaci, meglio una strada ben fatta a richieste di risarcimento per danni a persone o cose!

Ardea: aperta la via sacra dei Romani

E’ stata aperta la via sacra dei Romani un’opportunità che il Comune di Ardea ha realizzato in “Come un archeologo”, un evento che ha avuto la sua prima giornata e che la stessa amministrazione ha intenzione di riproporre per far visitare la via sacra del mito di Enea e degli antichi Rutuli, di quel popolo che, secondo la leggenda, fu all’origine del mito di Roma. L’iniziativa con l’inaugurazione della “Via Sacra dei Romani” è stata creata insieme all’Associazione di promozione turistica e culturale “La Costa di Enea”. La visita è stata inserita nel catalogo di viaggi nato grazie a un accordo della stessa associazione con il tour operator Estland. L’itinerario ha toccato le aree archeologiche di Casarinaccio, Colle della Noce, Castrum Inui e dell’Oratorio cristiano ipogeo. “Visitare Ardea è importante per chi voglia conoscere le origini del mito di Roma – ha spiegato il sindaco Mario Savarese – sono convinto che questo percorso possa affascinare i cultori dell’età classica, in un percorso raccontato da Virgilio nell’Eneide”. “Ho notato un grande entusiasmo tra la stampa e i tour operator – ha detto Manuela Troiani, presidente della Costa di Enea – abbiamo dimostrato che anche questi territori possono essere alla base di un progetto di sviluppo turistico. Noi ci crediamo e continueremo a crederci. Castrum Inui è stato affascinante e una splendida sorpresa per tutti. Da luglio tutti i pacchetti turistici e le escursioni saranno operativi”.

 

Compostaggio di quartiere ad Ardea

Ardea si aggiudica un bando regionale di circa 600mila euro che consentirà di realizzare una serie di eco-stazioni per il trattamento della frazione umida dei rifiuti urbani, equivalente a circa 800 tonnellate/anno, pari al 15% dell’attuale produzione. La realizzazione delle eco-stazioni, collocate in particolare nei centri meno urbanizzati, consentirà un risparmio sia sul conferimento che sulle spese di raccolta. Oltre al cosiddetto “compostaggio di comunità”, il progetto prevede misure per l’incentivazione del “compostaggio domestico” e la creazione di un “Albo dei Compostatori” in cui verranno registrati tutti i cittadini che vorranno aderire all’iniziativa per ottenere agevolazioni fiscali sul costo della TARI la tassa sui rifiuti). <<Un progetto ambizioso quello presentato dalla nostra squadra – spiega l’Amministrazione comunale in una nota stampa – che prevede l’installazione di macchine per il compostaggio in grado di trattare fino a 50 tonnellate/anno di umido prodotto dai cittadini, da cui si ricaverà compost di alta qualità per concimare giardini e orti urbani. Uno dei primi passi che quest’amministrazione intende percorrere nella direzione di un progetto assai più ambizioso che porterà Ardea a diventare un paese “zero waste” a rifiuti zero>>

 

Il concerto di Santa Cecilia a cura dell’Associazione Filarmonica “Città di Ardea”

Il prossimo 25 novembre alle ore 18.30 nella sala consiliare di Ardea si terrà il concerto di Santa Cecilia a cura dell’Associazione filarmonica “Citta di Ardea”.  Ricordiamo che Santa Cecilia, martire cristiana, è la patrona della musica, di strumentisti e cantanti e viene ricordata il 22 novembre. L’evento musicale è organizzato dall’Associazione Filarmonica, che si propone ed opera in diversi settori che spaziano dalla realizzazione di eventi musicali, tra i quali l’annuale Rassegna Concertistica invernale, al tradizionale Raduno Bandistico che sigla dal 1981 il legame tra l’Associazione Filarmonica Ardeatina con altre realtà musicali italiane, che ha ospitato circa cinquanta bande musicali provenienti da tutta Italia. Con il maestro Gaizo, il programma si arricchisce di composizioni originali e di musica leggera, si avviano i corsi preparatori al Conservatorio di Stato, tenuti da insegnanti qualificati.

(immagine da profilo…)

“Femminicidio – rosso, bianco, nero” l’opera di Guadagnuolo in mostra ad Ardea

Il maestro Guadagnuolo espone la propria opera “Femminicidio – rosso, bianco, nero”  il 24 novembre prossimo alle ore 18,00, con il patrocinio del Comune di Ardea, nella Sala Consiliare in Via Laurentina, l’ingresso è libero. L’opera scultorea dell’artista si colloca nel contesto della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne 2017. Un appuntamento per richiamare l’attenzione alle violenze e discriminazioni di cui sono ancora argomento in tanti angoli del mondo le donne. È per questo che, in occasione di questa importante giornata, sarà presentata ad Ardea alle porte della Capitale, l’opera scultorea in cui si vede la donna “oggettivizzata e sessualizzata”. L’artista vuole rivolgere l’attenzione su questa ferita della società contemporanea non ancora sanabile, purtroppo, più che mai, attuale e, indurre le nuove generazioni ad un comportamento di aiuto e di educazione vicendevole. L’opera punta a stimolare il mondo interiore, indicando la congettura retrograda, di chi crede ancora la donna, un oggetto da padroneggiare. Il disastro di talune relazioni sentimentali ed atteggiamenti esaltati, spinti fin oltre ad eccessi, ha dato vita a delle battaglie di sensibilizzazione, attraverso l’arte, da parte del noto artista. L’interesse dell’opera scultorea di Guadagnuolo cela proprio ciò che è compendiato in “drammaticità”. Questo dramma sopravvissuto da tante donne, s’identifica in questo caso nelle gambe lunghe e magre, seducenti, di due donne in rosso e in nero, che vibrano di vita e voglia di vivere. È come se, Guadagnuolo, ci volesse dire, che la donna non è soltanto gambe da mostrare in un’esibizione o su un manifesto urbano o ancora a sfilare nelle passarelle del cinema o della moda, quindi la presenza del colore del rosso e nero della scultura serve a sottolineare il carattere drammatico della circostanza. C’è un altro aspetto più drammatico, in mezzo alle gambe della scultura domina la morte, sono assemblati tre teschi uno rosso (la violenza), uno bianco (la purezza) uno nero (il crimine), simboli di morte di tre destini alla quale la donna va incontro senza saperlo. Le gambe delle due donne separano il rosso e il nero delle scarpe sanguinate cui è stata negata la loro libertà. Scrive lo psicologo e psicoterapeuta Claudio Nudi: «Daliniano en noir, diretto e graffiante, attraverso un femminile declinato nei colori del sangue e della morte che ti entra dentro senza tanti complimenti e ti ferisce nella sua immediatezza, Guadagnuolo s’identifica con la logica grezza e brutale dell’aggressore e ci sottolinea l’immenso potere della seduttività del femminile visto come colpa da espiare con la morte. Un tema con cui l’uomo non ha mai fatto completamente pace: la bellezza come tentazione e desiderio, e dunque come straordinario potere, sebbene innocente, che sottomette senza appello il maschio alle sue scelte, e che quindi va piegato con la forza. Una storia antica che ancora non è stata riconciliata perché rimette ogni volta in discussione gli istinti più primordiali e le pulsioni più elementari; una vicenda antichissima che richiederà tanta cultura e tantissimi anni per essere almeno in parte pacificata». L’opera di Guadagnuolo ci dice proprio questo, perché ci vuole comunicare come dietro quelle gambe, viste solo come un oggetto sessuale e di solo piacere, ci sia un corpo pensante che vive di sentimenti ed emozioni. È un cosmo stupefacente, la vita della donna, colmo di sentimenti, dove spesso vi è l’inadeguatezza di riuscire a comprenderlo e quindi ad amarla. La scultura-installazione, dunque è densa di carica emotiva, è simbolo di una transrealtà corporea che si concretizza attraverso un gioco di pieni e di vuoti. L’artista mantiene con quest’opera una sua prospettiva e si compone su diversi piani, in un palcoscenico sì enigmatico, ma di grande riflessione. Ed ecco che la riflessione porta a pensare, ancora oggi, a diverse donne pur di realizzare la propria carriera, o semplicemente per lavorare, sono costrette ad abbandonarsi a servizi sessuali, come la cronaca ha informato recentemente sugli scandali cinematografici e politici. Sappiamo che, intorno al mondo femminile, anche se più volte si finge di esserne all’oscuro, per certe professioni, sia ricercata la bella appariscenza e non solo. Come alla sequela di comunicati mass-mediali, che pretendono le donne bellissime e provocanti, dominate da uomini che vedono la donna da sottomettere come oggetto di piacere del sesso. Oppure donne dell’Est europeo o dall’Africa portate negli Stati cosiddetti “ricchi” con il raggiro di un lavoro e poi obbligate al disonore della strada diventando prigioniere delle loro stesse gambe da mostrare come manichini di appagamento fisico. Purtroppo ci sono ancora persone del mondo maschile che, con i loro comportamenti, disprezzano, umiliano, affliggono, oltraggiano l’onorabilità della donna, obliando quanto ciascuna sia unica ed encomiabile di considerazione. Tutto ciò ci fa inorridire, specie quando si dice che viviamo in un Paese cosiddetto “civile”. La scultura di Guadagnuolo è ben eloquente su questo argomento e il suo messaggio arriva subito e va diretto alla riflessione per sperare di vivere una vita rispettosa nei rapporti e che salvaguardi la dignità umana.

fonte archivio Guadagnuolo

In mostra “La Crocifissione” del maestro Guadagnuolo

In questi giorni, il maestro Guadagnuolo ha esposto la sua opera pittorica “La Crocifissione“ alla Domus Danae di Ardea. Un omaggio ai visitatori che hanno potuto ammirare un’opera di grande dimensione, tre metri per due metri, carica di dolore, paura, disperazione, sofferenza e speranza, quella luce in fondo alle tenebre, alla violenza ed all’odio. Una rappresentazione di nostro Signore crocifisso e di tutto un contesto di vita quotidiana che pur se realizzato nel 1987, è di un’attualità inverosimile, quasi un voler anticipare gli eventi dei tempi odierni o quasi a voler fermare su quella tela le debolezze dell’uomo, la violenza che sembra non avere fine e non avere età. Riportiamo un passaggio della riflessione di Renato Mammucari, che descrive questa opera dicendo: «…Numerosi artisti hanno rappresentato, ognuno a modo proprio, il tema della Crocifissione: Severini, Matisse, Rouault, Picasso, Dix, Dalì, Sutherland, Schiele, Kokoscka, Carrà, De Chirico, Chagall, Cagli, Cassinari, Pirandello, Bacon, Fontana, Martini, Manzù, Greco, Minguzzi, Annigoni, Fazzini, Guttuso, Congdon, Hainal, Guadagnuolo, per fare alcuni nomi, hanno contribuito a rappresentare, con le loro opere di ispirazione sacra, il male attraverso la tensione dei corpi e l’escavazione interiore rivelando che esso sta, purtroppo, all’interno degli uomini e nella vita tra gli uomini. È il male che mette l’uomo contro l’uomo, l’arte contemporanea lo testimonia bene un po’ in tutte le direzioni: dall’aggressività all’assassinio, dal sopruso alla menzogna…Nel 1987 il siciliano Francesco Guadagnuolo realizza una sua “Crocifissione”, nel dramma dell’uomo contemporaneo, che viene presentata a Roma all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, sorprendendo i presenti per aver prodotto una nuova immagine della Crocifissione; grazie a tale opera viene indicato dalla critica come l’interprete del nuovo realismo del dopo Guttuso. Nella “Crocifissione” di Guadagnuolo, Cristo continua a morire in un mondo ancora da salvare. L’artista fa vedere i vizi dell’umanità e i mutamenti dei popoli e dimostra che la classe politica, nonostante le sue insidie, menzogne e fallimenti, sia ancora a governare. Vediamo in quest’opera il nostro pianeta ferito, afflitto dall’ingiustizia, dallo spasimo umano e dalla cosiddetta cultura della morte, terrorismo, piaga nel terzo Millennio. Il tema prevalente in quest’opera è la meditazione sull’inquietudine e la crisi umana dei nostri tempi: l’uomo vive nel dubbio e trovandosi carente di certezze diventa inabile nel dare risposte circa la propria esistenza. Il dolore personale, unendosi allo strazio degli altri uomini, diventa universale. Ci si domanda quale destino sia riservato all’umanità: l’essere umano vive di rinunce, ma viene ancora sorretto da certi valori etici, nell’attesa di un’esistenza più umana. L’uomo riuscirà a dare senso alla propria vita? Questo interrogativo appare in tutta l’opera che è avvolta da un senso metafisico sul mistero della vita, della morte e della Resurrezione…>>. Chiunque osservi con gli occhi del cuore questo dipinto può certamente provare dolore, tristezza per una realtà che è sempre più davanti ai nostri occhi, un bambino morto ma al contempo vedere nella nascita di un bambino, nell’innocenza di un neonato la speranza per un mondo migliore, guardando questo dipinto dal basso verso l’alto ci si accorge che quasi sulla stessa linea troviamo il bambino, le braccia aperte rivolte verso il cielo e Gesù con una luce di purezza, già quasi trasfigurato, risorto ed il cielo in alto che si schiarisce. Non sono un critico d’arte, non posso certamente far commenti, ma posso dare il mio contributo da comune osservatore e vedere che intorno a tanta sofferenza e disperazione c’è la vita che nasce e la luce del Signore che è il centro dell’opera ed al centro della nostra esistenza.

Consuelo Noviello

Illuminazione ad Ardea: la Hera Luce contratto ventennale

La società Hera Luce, si è aggiudicata con un contratto ventennale, la gestione dell’illuminazione del Comune di Ardea, l’obiettivo  è un risparmio energetico di circa il 60%, grazie e tecnologie d’avanguardia e al led, sui circa 3.200 punti luce. Il risparmio energetico riguarderà anche gli impianti semaforici, per un totale di oltre 60 lanterne che, come i lampioni, saranno dotate di lampade a led. Inoltre, è prevista la realizzazione di un nuovo impianto di videosorveglianza: il primo così massivo nella storia della città. Le opere di messa a norma e messa in sicurezza degli impianti prevedono, fra l’altro, la sostituzione di oltre 6 Km di linea elettrica, il rifacimento di quasi 4 Km di cavidotti, la sostituzione di circa 600 pali di sostegno. I lavori previsti dal progetto di riqualificazione saranno svolti in un arco di tempo di circa un anno. Il progetto di attività prevede anche la realizzazione da parte di Hera Luce di un sistema di videosorveglianza per garantire un livello ancora maggiore di sicurezza in ambito urbano,  si procederà alla collocazione di oltre 40 telecamere in punti sensibili del territorio comunale come scuole, impianti pubblici, parchi. Tra gli apparati di videosorveglianza che saranno o rinnovati o realizzati ex novo, quelli in via del Tempio, alla scuola elementare di via Silla, a largo delle Marmore, a via Reno, a via Tevere, a largo Nuova California, a Largo Genova, alle Salzare, a viale Gorizia, al cimitero di via Strampelli. Il prossimo 3 marzo, alle 18,00, nella sala consiliare “Sandro Pertini” del Comune di Ardea si terrà una presentazione alla città del progetto.