“Solo l’Amore resta!”. Breve meditazione sul Libro del Cantico dei Cantici

“Solo l’Amore resta!
Breve meditazione sul Libro del Cantico dei Cantici

di Maria Pia Cirolla

La nostra società si ritrova, ciclicamente, a dover fare i conti con diversi aspetti delle relazioni interpersonali, tra queste la faccenda che ruota attorno alla sfera amorosa, resta per molti, ancora oggi, una vera disputa culturale, emozionale, esperienziale, psicologica e quant’altro. In molti si cimentano per trovare una degna e adeguata definizione ma, prevale ancora, quella che vede l’amore coniugato il più delle volte a mistero. Le cose decisamente cambiano quando a provare a dare una ragione del suo esistere è la Scrittura. diventa ben altro infatti dalla considerazione generale che se ne dà.

Procediamo per ordine.
Poeti, romanzieri, musicisti nelle varie epoche hanno cercato di trasformare in arte la loro considerazione su cosa fosse l’idea di amore, giungendo a scoprire solo alcuni dei tanti effetti e descrivendolo quindi solo parzialmente. Tutti pensano di sapere che cosa sia l’amore, ma la verità è che in pochi realmente ne conoscono il significato. L’amore, quello vero, non è un’emozione, bensì un sentimento.

Questi si differenzia dalla semplice emozione per la sua durata: infatti, un sentimento dura nel tempo, si costruisce giorno per giorno e non è istantaneo e passeggero come l’emozione. L’amore nasce sì spontaneamente, ma va nutrito e coltivato con il passare del tempo.
Il termine “amore” deriva dal latino amor che indicava, almeno in origine, quel desiderio che ci attrae verso un’altra persona. Questo sentimento aveva una connotazione più fisica e impulsiva, che lo rendeva carnale.
Con il passare del tempo l’amore ha assunto la sua componente metafisica e spirituale, avvicinato soprattutto al sentimento religioso condiviso con quel Dio della vita che aveva il desiderio di farsi conoscere ed essere di conseguenza conosciuto dagli uomini ritenuti meritevoli di Lui.
Così, oggi, quando si dice di amare qualcuno, si sottintende sia un legame di tipo fisico che un rapporto di sintonia e complicità mentale. Amare veramente significa apprezzare qualcuno per quello che è, con i suoi pregi e difetti. Vuol dire scegliere quella precisa persona in libertà e desiderare il meglio per lei, per lui, volendo stare vicino sempre, nei momenti positivi e in quelli difficili della vita. Amare corrisponde nell’anteporre la felicità dell’altro alla propria. Il verbo che segue l’amare è dare piuttosto che ricevere, senza pretendere nulla in cambio, dedicandosi all’altro con attenzioni quotidiane e non con grandi gesti ma in semplicità.
Tralasciando altri aspetti che potremmo sviluppare sull’idea dell’amore, ci soffermeremo su una delle più belle interpretazioni che all’amore viene offerto dalla Sacra Scrittura. Tralasciando l’aspetto descritto nel Nuovo Testamento, là dove Gesù stravolge anche questo concetto di amore trasformandolo nel dono totale del sé, tratteremo invece della visione più sublime dell’amore nell’Antico Testamento in riferimento alla bellezza espressiva e narrativa, stiamo parlando di quella contenuta nel Libro del Cantico dei Cantici o Cantico come comunemente viene indicato.
La poesia, del Cantico dei Cantici (Shir haShirim), è sublime proprio perché vengono utilizzate le metafore dell’animo innamorato che sposa l’oggetto del suo Amore. L’amore senza innamoramento è come cespuglio senza ardore; l’innamoramento è appunto quel sentimento che fa bruciare un oggetto di amore, che sia materia o puro spirito. L’innamoramento ci riporta poi, e soprattutto, anche a noi stessi alle nostre sorgenti profonde, facendoci riflettere nell’altro, spesso riconoscendoci, denudandoci fino all’essenza dell’essere, nelle immagini belle del creato, immagini che in sé racchiudono ogni specie di sensi: odore, tatto, udito, sapore. Perciò l’amore(si legge) inebria più del vino, come dice il Cantico. Solo con l’ebbrezza dell’innamoramento possiamo giungere alle stanze chiuse e profonde del nostro Animo! Possiamo raggiungere, con amorosa ricerca, la Sapienza come una donna, la Luce della Verità, il Mistero della Vita, quella che nel profano riconosce il sacro, come l’unica possibile via retta che porti l’uomo alla salvezza, alla salute dell’anima.
L’amore lievita se c’è l’innamoramento senza il quale può essere pur sempre Amore, ma non è in lievitazione continua, ovvero non eleva. Se il Cantico, secondo le interpretazioni, è la parabola del popolo ebraico che sposa Israele, questo Canto è sublime soltanto perché il popolo con la sua fede fervente e lievitante riesce, attraverso i secoli, a renderlo Amore per Israele, con innamoramento continuo. Altrettanto cresce l’innamoramento per Israele attraverso l’Amore per Israele.
Questo essere innamorato che riconosce la Voce e diventa Voce, trasformandola in Parola come prima immagine. L’innamoramento è sognare, idealizzando; è vagheggiare, bramare, esaltarsi, enfatizzare l’oggetto dell’amore, dialogando con l’altro in solitudine, vedendolo come lo si vuol vedere non per come realmente è. Questo amore è la sublimazione del sentimento in una totalità dell’animo, che viene colmato di immaginazione per come appunto si desidera l’oggetto dell’amore.
L’amore è la solidità, l’accettazione dell’altro per come e per ciò che è, una crescita continua accanto. Che l’oggetto dell’amore sia fisicamente presente, o sia fisicamente lontano non cambia la sua natura. L’amore è anche sodalizio, un percorso unilaterale o bilaterale da costruire, di continuo, con gioia o con dolore, con riconoscenze da parte dell’altro o con dei silenzi rimbombanti che possano giungere dall’altro. E allora, se l’innamoramento si sposa con l’amore, specie se ricambiato, è un amore appassionato, che ci lascia un senso di volare continuo, un’irresistibile leggerezza dell’essere, una grazia divina, un bacio dell’Eterno. Il Cantico ne è il primo esempio, nella storia della nostra civiltà, essendo stato riconosciuto come scrittura sacra, come insegnamento all’amore. È l’esempio dell’amore appassionato, che assurge a metafora globale dell’amore vero, dell’amore grande, come si usano chiamare gli amori in cui il sacro bacia il profano.
Solo con l’innamoramento che sposa l’amore avviene il nostro dialogo interno con noi stessi.
Leggere ogni giorno Il Cantico, in questa preghiera ci viene ordinato imperativamente di amarLo questo Sposo Dio di cui percepiamo profondamente la presenza amante e di ripetere queste parole ininterrottamente, quasi in modo ossessivo. Così nel Cantico: “come sei bello amico mio”, “tutta bella tu sei amica mia”, “mi stravolgi la mente sorella mia e sposa”, “e l’odore che emani supera ogni profumo”, “amica mia colomba mia perfetta mia”, “così è il mio Amato così è l’Amico mio”, significherà una vibrazione costante di questo sublime Amore che fa cantare il cuore.
Il Cantico apre sempre nuovi percorsi da esplorare, sempre nuovi canali di ricerca, il cercare è più importante che trovare, la domanda è più importante della risposta.
“Dov’è andato il tuo Amato / O tra le donne la più bella? / Da quale parte il tuo amico è andato? Lo cercheremo con te / Il mio Amato al suo paradiso / Alle aiuole di balsamo è disceso / Bruca nell’oasi e coglie le rose / Io del mio Amato e il mio Amato è mio / Bruca le rose”.
Il Cantico è un pardes rimmonim (giardino dei melograni) cantato, sublimato in versi, che sono una possibilità di materiale espressione dei sentimenti, delle emozioni, dei moti di cuore. Vi sono i desideri che si desiderano, gli amori che si amano, i profumi che si odorano, le conoscenze che si scoprono e si celano, nel continuo tentativo di svelamento, per giungere all’Amore che è profumo, la quintessenza di ogni profumo, al cuore che ode, alla mente che vede.
Il segreto che abita la Luce è la presenza di Colui che non ha fine! È un grande insegnamento quello che ci proviene dal Cantico, per la poesia della vita offerta, per la poesia che viene cercata nella vita, per la poesia che nella vita esiste eccome se uno la accoglie con lo stesso principio. Per chiudere la nostra meditazione utilizziamo alcune delle espressioni che sintetizzano la meraviglia, la poesia e lo scandalo della Bellezza dell’amore così come viene proposto dal Cantico.
“Mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma divina!  Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo. Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa in cambio dell’amore, non ne avrebbe che disprezzo” (Cfr. Ct. 8,6-7)