“Signore, dove abiti? Venite e vedrete! La storia di un Angelo nella mani del Signore: Rita Cutolo” di Maria Pia Cirolla

“Signore, dove abiti?Venite e vedrete!
La storia di un Angelo nella mani del Signore: Rita Cutolo”
di Maria Pia Cirolla
Pensiamo che mai frase più adatta di questa, possa essere l’introduzione per presentare un Angelo al servizio del Bene: stiamo parlando di Rita Cutolo, un umile strumento nelle mani di Dio. Accogliere certe novità nella propria vita, dona oltre che un senso di rinvigorito stimolo, anche una vera spinta che aumenta la fede. Non che la fede debba basarsi sempre sui segni tangibili per essere valida, ma qualche volta può offrire un balzo in avanti e rafforzare la speranza specie là dove, molti, possono averla persa a motivo del dolore, della prova o della malattia psicologica e fisica.
“ Signore dove abiti? Venite e vedrete!” (Gv 1, 35-40). Proprio cosi. Ecco la dinamica del nostro incontro con il Signore: cercare, seguire, dimorare. Queste sono anche le attitudini essenziali per conoscere e vivere l’amore. L’amore è cercato dal desiderio, deve essere seguito su cammini a volte faticosi e pieni di contraddizioni, ma, se lo si segue, alla fine lo si conosce e in esso si resta, si dimora. “Che cosa cerchi? Qual è il tuo desiderio?”. È straordinario, Gesù non fa un’affermazione, una dichiarazione, come verrebbe spontaneo ai più, abituati sempre e solo ad affermare, ma pone una domanda: “Cercate qualcosa? E che cosa?”. Così chi si mette sulle tracce di Gesù deve cercare di rispondere innanzitutto a questa domanda, deve cercare di conoscere il proprio cuore, di leggerlo e scrutarlo, in modo da essere consapevole di ciò che desidera e cerca. Pensiamoci, ma solo quando accogliamo o ci facciamo domande contraddiciamo la chiusura che ci stringe, e ci apriamo. L’emergere e il suono di una domanda vera sono come la grazia che viene e apre, anzi a volte scardina!
Ma la ricerca, quando è assunta e consapevole, chiede di muoverci, di fare un movimento, di andare, cioè di seguire chi ha suscitato la domanda: “Venite e vedrete”, come Gesù risponde alla contro-domanda dei due: “Rabbi, dove dimori (verbo ménein)?”. Seguendo si fa cammino dietro a Gesù e si arriva dove lui sta, dimora. E dove lui dimora, il chiamato, diventato discepolo, può dimorare, restare, abitare, sentirsi a casa. Ecco la dinamica del nostro incontro con il Signore: cercare, seguire, dimorare.
Così è accaduto anche a noi! In questa calda estate, accompagnata da tante insicurezze, tante preoccupazioni e tanto dolore che ancora continua a respirare ogni creatura per tante e diversificate ragioni, sociali, economiche, per la pandemia che continua a creare difficoltà di ogni genere, incrociando nel nostro cammino la bellissima figura di questo Angelo: Rita Cutolo.
Per chi non dovesse conoscerla diamo di lei un breve tratto biografico. In questo articolo introduciamo la sua opera e il suo messaggio al quale farà seguito un Focus dove, in maniera più ampia, affronteremo in concreto l’essenza della sua missione.
Rita nasce l’11 ottobre 1948 a Roma, papà di Gaeta e mamma abruzzese. Il nome Rita in onore della Santa da Cascia le fu dato da una suora che predisse per lei un grande futuro. La famiglia di Rita era di modestissime condizioni ed ella visse i primi anni della sua vita in una caserma dei granatieri adibita a rifugio per le vittime dei bombardamenti.
Ricevuta una casa popolare presso Acilia (tra Roma e Ostia) la famiglia continuò a vivere di rinunce vista la modesta rendita del padre, manovale semplice, al fronte di una famiglia di cinque membri.
Già da piccola Rita manifesta la propensione a servire e curare il prossimo, rappezzando le bambole che trovava nella spazzatura. Sviluppa un forte sentimento religioso frequentando spesso la chiesa e il nonno paterno, profondamente cattolico, il quale riusciva a guarire le persone. La morte del nonno quando aveva quattordici anni costituisce una grave perdita per lei, che erediterà proprio dal nonno, le sue qualità taumaturgiche. Non solo,: salverà il fratellino Enzo, moribondo per una broncopolmonite, guardandolo intensamente. Aiuterà una sua zia con la gamba ustionata poggiandoci sopra le mani. Almeno inizialmente la famiglia ignorerà i suoi poteri.
Nel 1966 la morte prematura del padre per un tumore al cervello spinge la ragazza ad un forte cambiamento; non appena diciottenne, sarà unita in matrimonio a Raffaele Mugnolo, la sua idea quella di alleggerire la famiglia della sua presenza. Da questo matrimonio – che si rivelò infelice – nacquero nel 1967 Gianluca e nel 1971 Antonio e (chiamati Toni e Luca).
Per lungo tempo i due figli affiancheranno l’attività della madre ottenendo i medesimi esiti di guarigione. Quando Rita scopre di avere una cisti alla mammella teme di ammalarsi di tumore a sua volta. Viene visitata in sogno da San Michele Arcangelo che, vestito da guerriero, le consiglia di poggiare la mano sul seno; seguendo il suggerimento al risveglio, la cisti scompare. Rita realizza definitivamente i suoi poteri guaritori e fa di questo dono, dato gratuitamente da Dio, la missione della sua vita: da lei cominciano a recarsi parenti e amici per sottoporsi ai suoi servigi; non verrà mai chiesto un compenso in denaro.
Ecco che abbiamo disegnato un breve tratto della sua personalità, indicando una speciale vocazione che si fa fatica ad accogliere sul piano della ragione, cosa che muta se viene analizzata sotto l’aspetto spirituale. In alcuni tratti della Scrittura neotestamentaria, in più occasioni, Gesù dona il mandato ai suoi di imporre le mani, guarire e curare. Perché dovrebbe suscitare così tanto scalpore o meraviglia se, oggi, questo mandato, in maniera misteriosa, viene dato a questa umile donna, questo strumento nelle mani del Signore per offrire sollievo al duro cammino delle vite investite dal fardello del dolore e della malattia. Certo la fede insegna e indica che non è ai segni che bisogna fare riferimento per irrobustire le proprie credenze. Ma vero è anche che la “grazia” opera in maniera “misteriosa” in coloro che sono scelti, eletti dal Cielo per una particolare missione terrena. Un mio grande amico sacerdote ed esorcista, nonché padre spirituale per 20 anni, Padre Gabriele Amorth, mi diceva sempre: “Cara Maria Pia, la fede è mistero legato alla volontà del Signore. La ragione senza la fede combatte l’evidenza e tende a screditare anche quei contenuti semplici e palesi perché non compresi”.
Quello che stiamo oggi sottoponendo all’attenzione dei lettori, non è una ricetta magica per la risoluzione dei problemi, o una via che sostituisca o scavalchi i percorsi della scienza. Anzi, tutt’altro. Quello che desideriamo oggi anticipare, e che nel prossimo articolo/focus affronteremo in maniera più esplicita e approfondita, è la bellezza contenuta nel dono gratuito, dato per operare il bene e che al Bene Supremo porta, ed è da quel Sommo Bene che parte. Nessuno ha la presunzione di offrire su un vassoio d’argento la ricetta segreta a tante sofferenze, a tanti drammi piccoli e grandi che silenziosamente si consumano in numerose case, neanche noi vogliamo dare un messaggio distorto della Verità di fede. Quello che è nostro desiderio invece è testimoniare quello che i nostri occhi hanno visto e le nostre orecchie hanno udito, perché la Verità non va mai taciuta. Il Bene, quello vero, senza finzioni ed orpelli, quando lo si incontra, lo si riconosce e lo si comprende nella sua origine.
Come messaggio conclusivo diciamo che la Grazia opera nella piccolezza, nelle creature semplici che, con fiducia rispondono con il loro “Sì, Eccomi, si compia in me secondo la Tua Parola” in maniera incondizionata perché sanno riconoscere e riportare tutto ciò che può essere da loro realizzato alla Fonte d’Acqua Viva che è Cristo.