“Preziosissimo Sangue”
Il sangue del Dio della vita versato per la salvezza di molti. Ma versato per chi? Donato a chi? Nel mistero, segni della tradizione.

Stiamo andando a passi veloci, verso la fine di questo mese così arroventato sia dalle tropicali temperature che da fatti che accompagnano, quasi in sordina, i nostri giorni. Tutto cammina in maniera quasi disattenta per quello sguardo che è ostruito, tutto scorre inesorabilmente e sembrerebbe non lasciare traccia di nulla. Il vero, il buono, il santo, sembra quasi non interessare più, quasi più, neanche a quelle anime devote. Con l’inizio del mese si faceva memoria di una grande festa, quella del Preziosissimo Sangue di Gesù. Proprio all’inizio di questo mese, dedicato a celebrare le glorie e i benefici del Preziosissimo Sangue di Gesù, la Chiesa ci ha fatto cele­brare fino a qualche tempo fa, in onore di questo Sangue, una festa solenne, quasi a coronamento del mese del S. Cuore. L’origine di questa festa non è antichissima: risale al Papa Pio IX, il cui pontifi­cato fu una delle epoche più gloriose per lo sviluppo di questa devozione. Già si celebrava in qualche luogo una festa del Preziosissi­mo Sangue nel venerdì della quarta settimana di quaresima, ma fu Papa Pio IX a voler istituire una festa universale alla prima domenica di luglio, come un monumento alle vicissitudini della Santa Sede e come un “Te Deum” perpetuo di ringraziamento per l’ottenuta liberazione dall’esilio di Gaeta. La festa fu poi fissata da S. Pio X al primo luglio. II significato di questa solennità che si celebrava è del tutto affine a quello del S. Cuore, con cui aveva in comune il Vangelo della Messa. C’è un’intima relazione tra il Cuore e il Sangue, non solo perché dal Cuore di Gesù, trafitto dalla lancia, sgorgò acqua e Sangue: ma anche perché il primo calice nel quale quel Sangue divino fu consacrato e vivificato, fu proprio il Cuore del Verbo incarnato. La Santa Messa esalta l’efficacia redentrice del Preziosissimo Sangue e ci invita a dissetarci alle fonti divine delle piaghe di Gesù, affinché il suo Sangue sia pegno per noi di vita eterna. A questa festa si aggiunsero molte azioni devozionali, nacquero diverse comunità religiose e confraternite che avevano proprio questo scopo di venerazione del mistero contenuto nel Sangue versato per la salvezza dal Cristo, il Verbo di Dio.  Fin dal 1600 in più luoghi in Spagna esistevano già confraternite dei Preziosissimo Sangue. Ce n’era una anche a Ravenna e un’altra fu eretta a Roma sotto Papa Gregorio XIII. Ma il pontificato di Papa Pio VII fu la grande epoca della storia di questa devozione. Albertini, Vescovo di Terracina, Bonanni, Vescovo di Norcia e S. Gaspare del Bufalo eressero in Roma, nella chiesa di S. Nicola in Carcere, un’arciconfraternita a cui ne furono in seguito aggregate altre sparse in tutto il mondo. Già nell’Antico Testamento sono presenti molteplici passi che descrivono il sangue quale elemento sacro, fonte di vita e causa di salvezza, come Dio manifesta – per citare l’episodio più significativo – nella promessa che precede l’Esodo, prima della morte dei primogeniti in terra d’Egitto, quando per mezzo di Mosè e Aronne chiede a tutti gli israeliti di immolare un agnello e spargerne il sangue sugli stipiti delle porte: “Io vedrò il sangue e passerò oltre”, disse il Signore (Cfr., Es 12, 1-14). Nacque allora la Pasqua ebraica (“passaggio”), che Gesù stesso celebrerà con i suoi apostoli nell’Ultima Cena, istituendo il sacramento dell’Eucaristia e rivelando di essere Lui il vero Agnello salvifico: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi” (Cfr., Lc 22, 20). Non tutti conoscono però le origini di questa devozione nei tempi moderni. Fra la riva sinistra del Tevere e le pendici del Campidoglio si estendeva all’inizio dell’Ottocento un vasto quartiere, dove sorgevano molte antiche chiese attorno ad una piazza conosciuta come Piazza Montanara. Di questo angolo di Roma, scomparso dopo la creazione della Via del Mare (oggi via Luigi Petroselli), rimane la chiesa di San Nicola in Carcere, così detta perché si pensa che i suoi sotterranei costituissero una continuazione del carcere Tullianum capitolino.  In questa antica Basilica, dedicata a san Nicola di Mira, si conservò sempre con particolare devozione una reliquia del Preziosissimo Sangue. Stando alla tradizione, un membro dell’aristocratica famiglia romana dei Savelli, presente alla morte del Salvatore, ebbe la veste spruzzata da alcune stille del suo Preziosissimo Sangue. Convertitosi al Cristianesimo, staccò dall’abito la parte ancora rossa di Sangue e, tornato Roma, la conservò nella sua nobile dimora, chiusa in un reliquiario di ebano e cristallo, dove restò gelosamente custodita per 1700 anni, fino a quando il principe Giulio Savelli (1626-1712), ultimo del Casato, l’offrì in dono alla chiesa di San Nicola in Carcere, adiacente al suo palazzo (oggi denominato Teatro di Marcello). La reliquia fu chiusa in una cassetta d’argento e deposta in venerazione all’altare del Santissimo Crocifisso, lo stesso che aveva un giorno parlato a Santa Brigida. In occasione del primo centenario del dono, l’8 dicembre 1808, il canonico Francesco Albertini (1770 -1819), rettore della chiesa, fondò, con un gruppo di devoti della reliquia, una Pia Associazione in onore del Preziosissimo Sangue e ne assegnò la predicazione al neo sacerdote Gaspare del Bufalo (Roma, 1786 -1837), da lui diretto spiritualmente. Intanto, nella notte dal 5 al 6 luglio 1809, Pio VII fu fatto prigioniero e deportato. Gaspare del Bufalo e Francesco Albertini rifiutarono il giuramento di fedeltà a Napoleone e vennero condannati all’esilio e poi al carcere. Per offrire una conclusione a questa pagina della nostra meditazione di oggi: il sangue, nella Bibbia, rimanda sempre al concetto di sacrificio e offerta della vita! Sin dalle pagine della Genesi e dell’Esodo, il sangue rappresenta un legame della storia dell’uomo, dell’alleanza e della salvezza della creatura da parte del Suo Creatore, unione intima con Dio. Nel Nuovo Testamento ha un ruolo ancora più significativo il sangue: con la Passione e Morte di Gesù Cristo, la più perfetta rivelazione dell’amore di Dio Padre, da cui nasce la Chiesa e attorno a cui si riunisce durante ogni celebrazione, l’uomo ottiene la salvezza dai peccati. Ma nel dire “sangue versato per chi?”, cosa si intende? La morte è sempre vista come una accezione negativa nella nostra modernità, sempre. “Non posso morire per te”, “non farmi morire di dolore”, “sono morta dalla fatica di sopportarti”, “mi fai morire dalle preoccupazioni”, “ma perché devo morire per te”. Ecco alcune delle frasi che comunemente si elevano quando ci si sente, e giustamente, sovraccaricati da pesi ritenuti insormontabili, impossibili, intollerabili. Nelle relazioni, nella vita professionale, sociale e così via dicendo. La “morte” intesa e sentita come fine della vita, fine della libertà, fine della gioia, fine di tutto. Per alcuni aspetti, è vero, ma per la vita intesa e vissuta con lo sguardo della fede, no! Un pochino come l’amare! Morire a sé stessi per accogliere l’altro, l’altra, diverso, diversa da me. Ma in questo amore che sembrerebbe solo indicare limiti, rinunce, abnegazione, sottrazione della propria libertà, si cela il segreto dei segreti: la vita!!! Amare è atto libero sempre.
“Chi sarebbe disposto a morire per un peccatore?” tra tanti santi o che si credono tali? neanche un nome si sottoscriverebbe nella lista per donare la propria vita in riscatto di qualcuno considerato per giunta un peccatore, un reietto, un escluso, un condannato ad essere niente, nulla del nulla. Ebbene uno c’è stato e c’è ancora oggi, nella mondanità di questo mondo che, col suo chiasso, non fa spazio al pensiero, non fa posto a chi è ultimo degli ultimi: questo eroe delle favole per i più si chiama Cristo. Allora se questo “Sangue” che, per alcuni, costituisce solo un racconto, favole storiche dettate da codici morali della gerarchia, per altri solo frutto della tradizione, si celebra perché ci viene indicato! dunque se questo “Sangue è Prezioso”, per chi sarebbe stato versato? A chi giova questa aspersione di sangue innocente? La fede dice per la salvezza dei peccatori, resi ciechi dalle loro azioni, lasciati in balìa delle scelte! La ragione sostiene essere la follia di un gesto, quasi inutile, poiché chi ha chiesto questa manifestazione così estrema, così radicale? Nessuno. A ciascuno la scelta libera del pensiero.

immagini dal web

Consuelo Noviello

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