Nel Padre, con il Figlio, per lo Spirito Santo
 Il mistero della SS.ma Trinità racchiude la più sublime delle manifestazioni dell’amore vero

L’odierna solennità ci invita ad una riflessione leggermente più impegnativa e profonda che caratterizza uno dei misteri più complessi della nostra fede: quello che si riferisce alla Santissima Trinità. Partiamo da una citazione del Vangelo di Giovanni (16, 12-15) che così esordisce: “In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”. Lo Spirito che annuncia. La rivelazione non può restare una verità semplicemente “data” una volta per sempre, ma il suo peso deve sempre essere “portato” con fatica (16,12), cioè compreso, da chi la rivelazione riceve: c’è, per dirla con un altro esegeta, R. Brown, “una tensione tra la completezza del messaggio e il bisogno di applicazione continua, tensione che attraversa tutta l’opera sia di Gesù che del Paraclito, poiché essi hanno lo stesso compito di rivelazione”. La Trinità, potremmo dire, non finisce mai di parlare, e non si esaurisce lo sforzo di chi vuole ascoltarne la Parola. Ad aiutare interviene lo Spirito. La Chiesa non rimane da sola nell’impegno di ascoltare e comprendere il messaggio di Dio, e da subito è cosciente che Gesù, mandato dal Padre, attraverso lo Spirito parla ancora. Emblematica, a proposito, è la formula con la quale nella comunità primitiva vengono prese decisioni che risolvono gravi problemi ecclesiali: “Abbiamo deciso, lo Spirito Santo e noi” (At 15,28). L’unità nella Trinità. Qui si aggancia il nostro approdo alla solennità odierna. Ora notiamo che nel nostro brano sono presenti in modo esplicito le tre persone della Trinità: è il Figlio, Gesù Cristo, che parla; sta parlando dello Spirito Santo, il quale a sua volta parlerà per conto del Figlio; la presenza del Padre dei cieli, parimenti, è evocata dal Figlio. La Trinità è vista non solo nelle sue relazioni, nella sua immanenza, ma anche nel suo sforzo “economico” di comunicazione e rivelazione. Giovanni ne mostra, soprattutto, la profonda unità. Infatti, “nella tradizione giovannea del Nuovo Testamento troviamo già i primi cenni di riflessione trinitaria. Nella prima parte del vangelo di Giovanni (cap. 1-12), in fondo si tratta sempre del rapporto del Figlio con il Padre; nei discorsi di congedo della seconda parte (cap. 14–17) il tema è invece quello dell’invio di un altro Paraclito (14,16), del suo procedere dal Padre (15,26), della sua missione ad opera di Gesù Cristo (16,7) e del suo compito di attualizzare l’opera di Cristo ricordando ciò che lui ha detto (16,13s.)” (così si esprime Walter Kasper). Continua Kasper: “nel Quarto vangelo l’unità tra il Padre e il Figlio diventa così, per mezzo dello Spirito, possibilità e fondamento vitale di un’unità che i fedeli devono mostrare come segno al mondo (17,21). Da qui un ulteriore messaggio che viene dalla odierna solennità. Nella festa di Pentecoste abbiamo ricordato come lo Spirito valorizzi le diversità e le molteplicità, in quanto ricchezze, come ogni lingua umana è buona e deve essere imparata. Oggi, nella comunione che lega le tre Persone divine, ci viene ricordato il valore dell’unità. L’Antico e il Nuovo Testamento, con questo loro messaggio del Dio unico, riprendono il problema originario dell’umanità: quello dell’unità in ogni molteplicità e dispersione del reale”.” Questo mistero centrale della fede e della vita cristiana è stato affermato fin dal primo Concilio di Nicea, nel 325 d.C, e inserito nel Credo niceno-costantinopolitano redatto successivamente al Concilio. In tale documento-preghiera, che aveva lo scopo di appianare le numerose dispute che dividevano la chiesa del tempo, l’unicità di Dio viene affermata come primo articolo della professione di fede: Credo in un solo Dio, Padre Onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili. e, in un secondo articolo, viene riconosciuta e dichiarata la divinità di Gesù Cristo Figlio di Dio: Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli. E di seguito: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
È proprio in questa preghiera che impariamo fin da bambini che si riassume il mistero della Santissima Trinità: Dio è uno solo, la sua sostanza divina è unica, e tuttavia in questa sostanza unica coesistono tre “Persone” distinte. Per definire queste tre Persone è stato usato il termine greco “ipòstasi”, col significato teologico di persona, accompagnandolo al concetto di “ousia”, sostanza, per definire che nella Trinità convivono un’ousia e tre hipostasis, una sostanza e tre persone. Il Vangelo dunque ci rivela la SS.ma Trinità non come una verità da credere, ma come una realtà da vivere. E cosa vuol dire per noi credere, vivere? Credere significa donarsi. Chi si dona a Cristo, si unisce alla stessa vita divina che sussiste tra Padre e Figlio e Spirito Santo. Questa Solennità, deve insegnare a tutti noi, che essere cristiani non vuol dire vivere uno accanto all’altro giusto per, ma imitare la vita trinitaria e quindi vivere l’uno per l’altro. Don Tonino Bello scriveva: “Secondo una suggestione semplicissima e splendida, nella Trinità non c’è Uno più Uno più Uno, uguale a Tre. Ma c’è Uno per Uno per Uno, che fa sempre Uno. Quando si vive veramente l’uno per l’altro, densificando questo rapporto di oblatività, la comunione raggiunge il vertice”. La logica dell’amore è moltiplicarsi senza riserve, cosi ha fatto il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo cosi, facciamo anche noi perché possiamo vivere nell’amore e per amore. Possa questo Amore rivelarsi alle nostre vite, entrare nei nostri cuori, restare come faro ad orientare i nostri cammini, i nostri imperfetti amori orientandoli alla perfezione nella Verità.

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Consuelo Noviello

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