In questi giorni, il maestro Guadagnuolo ha esposto la sua opera pittorica “La Crocifissione“ alla Domus Danae di Ardea. Un omaggio ai visitatori che hanno potuto ammirare un’opera di grande dimensione, tre metri per due metri, carica di dolore, paura, disperazione, sofferenza e speranza, quella luce in fondo alle tenebre, alla violenza ed all’odio. Una rappresentazione di nostro Signore crocifisso e di tutto un contesto di vita quotidiana che pur se realizzato nel 1987, è di un’attualità inverosimile, quasi un voler anticipare gli eventi dei tempi odierni o quasi a voler fermare su quella tela le debolezze dell’uomo, la violenza che sembra non avere fine e non avere età. Riportiamo un passaggio della riflessione di Renato Mammucari, che descrive questa opera dicendo: «…Numerosi artisti hanno rappresentato, ognuno a modo proprio, il tema della Crocifissione: Severini, Matisse, Rouault, Picasso, Dix, Dalì, Sutherland, Schiele, Kokoscka, Carrà, De Chirico, Chagall, Cagli, Cassinari, Pirandello, Bacon, Fontana, Martini, Manzù, Greco, Minguzzi, Annigoni, Fazzini, Guttuso, Congdon, Hainal, Guadagnuolo, per fare alcuni nomi, hanno contribuito a rappresentare, con le loro opere di ispirazione sacra, il male attraverso la tensione dei corpi e l’escavazione interiore rivelando che esso sta, purtroppo, all’interno degli uomini e nella vita tra gli uomini. È il male che mette l’uomo contro l’uomo, l’arte contemporanea lo testimonia bene un po’ in tutte le direzioni: dall’aggressività all’assassinio, dal sopruso alla menzogna…Nel 1987 il siciliano Francesco Guadagnuolo realizza una sua “Crocifissione”, nel dramma dell’uomo contemporaneo, che viene presentata a Roma all’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, sorprendendo i presenti per aver prodotto una nuova immagine della Crocifissione; grazie a tale opera viene indicato dalla critica come l’interprete del nuovo realismo del dopo Guttuso. Nella “Crocifissione” di Guadagnuolo, Cristo continua a morire in un mondo ancora da salvare. L’artista fa vedere i vizi dell’umanità e i mutamenti dei popoli e dimostra che la classe politica, nonostante le sue insidie, menzogne e fallimenti, sia ancora a governare. Vediamo in quest’opera il nostro pianeta ferito, afflitto dall’ingiustizia, dallo spasimo umano e dalla cosiddetta cultura della morte, terrorismo, piaga nel terzo Millennio. Il tema prevalente in quest’opera è la meditazione sull’inquietudine e la crisi umana dei nostri tempi: l’uomo vive nel dubbio e trovandosi carente di certezze diventa inabile nel dare risposte circa la propria esistenza. Il dolore personale, unendosi allo strazio degli altri uomini, diventa universale. Ci si domanda quale destino sia riservato all’umanità: l’essere umano vive di rinunce, ma viene ancora sorretto da certi valori etici, nell’attesa di un’esistenza più umana. L’uomo riuscirà a dare senso alla propria vita? Questo interrogativo appare in tutta l’opera che è avvolta da un senso metafisico sul mistero della vita, della morte e della Resurrezione…>>. Chiunque osservi con gli occhi del cuore questo dipinto può certamente provare dolore, tristezza per una realtà che è sempre più davanti ai nostri occhi, un bambino morto ma al contempo vedere nella nascita di un bambino, nell’innocenza di un neonato la speranza per un mondo migliore, guardando questo dipinto dal basso verso l’alto ci si accorge che quasi sulla stessa linea troviamo il bambino, le braccia aperte rivolte verso il cielo e Gesù con una luce di purezza, già quasi trasfigurato, risorto ed il cielo in alto che si schiarisce. Non sono un critico d’arte, non posso certamente far commenti, ma posso dare il mio contributo da comune osservatore e vedere che intorno a tanta sofferenza e disperazione c’è la vita che nasce e la luce del Signore che è il centro dell’opera ed al centro della nostra esistenza.

Consuelo Noviello

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