Deborah De Girolamo è una soccorritrice volontaria, in servizio dal 2008 alla Misericordia di Firenze.

Ecco l’intervista scritta, vista la situazione attuale sanitaria e la distanza che ci separa, ringrazio per la disponibilità e tempo dedicato, Deborah De Girolamo.

Da quanto tempo opera nel volontariato?

“Ho iniziato il mio percorso di volontariato nel 1996 alla Misericordia di Fiesole, poi interrotto per vicissitudini familiari dopo 2 anni.
Sono diventata volontaria della Misericordia di Firenze nel 2008 e da allora svolgo il mio servizio prevalentemente nella sezione del viale dei Mille.

 Cosa significa per lei essere una volontaria?

Per me essere soccorritrice volontaria significa poter essere d’aiuto nel momento in cui le persone si trovano smarrite, sia dal dolore/disagio, sia dalla paura per quello che gli sta succedendo.

Per esperienza personale (sono stata paziente) so, che nella sofferenza, dove sei costretto ad affidarti nelle mani di persone che nemmeno conosci, l’unica cosa che cerchi è uno sguardo di compassione e di comprensione.
Ecco, per me essere volontaria è questo, è far sapere a quella persona che ci sono e che non è sola, e provare a dirle con lo sguardo: ” ok non ci conosciamo ma ti comprendo e sono qui con te e per te”.

Un fatto accaduto che le è rimasto particolarmente nella mente e nel cuore?

“Quando ho iniziato a prestare il mio servizio sulle ambulanze, la mia più grande paura era quella di potermi trovare a dover soccorrere un bambino.

La paura di non essere all’altezza, di non essere utile, di rimanere bloccata e quindi intralciare un lavoro che, per essere fatto bene deve seguire dei protocolli ben precisi.
Mi ricordo ancora quella chiamata, la paura e l’ansia quando sul computer di bordo lessi l’età del paziente ma, nonostante quella partimmo con fermezza: il bimbo aveva bisogno di noi.
Arrivammo e la situazione non era bella, con noi arrivarono anche il medico e l’infermiere, iniziammo il protocollo PBLS e tutti noi, come dei bravi soldatini eseguimmo le procedure in maniera precisa e ritmata, proprio come una squadra.

Quando il bimbo si riprese alleggerimmo per un attimo la nostra testa e il nostro pensiero molto concentrato e si figurò nel nostro volto un piccolo sorriso di gioia, ma ancora non era finita…dovevamo ricoverare il piccino al Mayer in codice di emergenza massima, a sirene accese ci infilammo nel traffico cittadino in direzione ospedale, con la priorità di essere veloci e sicuri, ma senza spaventare il bimbo.
Ecco allora che durante il tragitto gli raccontai dei miei tre gattini e guardammo insieme le foto sul cellulare mentre l’ambulanza percorreva a velocità sostenuta la strada verso il nostro obiettivo.
Quando arrivammo, il bimbo scese in braccio alla sua mamma, ma prima di entrare in pronto soccorso si girò e con la manina mi salutò forte.
E’ per situazioni come questa che la mia visione di Volontaria prende forma diversa…che la mia vita prende un altro significato:
Io sono stata quello sguardo che non lo ha fatto sentire solo e spaventato, io sono stata utile, io mi sono sentita utile.
Aiutando quel bimbo ho aiutato me stessa, mi sono completata e ho pianto di gioia, ed è stato molto emozionante.

Il volontariato è questo e ovviamente anche molto altro, è condivisione e fiducia con la tua squadra, è sentirsi parte integrante di una grande famiglia, è conoscenza e scambio”.

 In questo periodo molto particolare qual è il messaggio che vorrebbe trasmettere ai lettori?

“In questo momento molto delicato il volontariato svolge una funzione ancora più importante perchè diventa la connessione fra “casa” e “strutture” che in quanto sovraccariche di lavoro, mettono ai pazienti molta ansia e paura di non poter essere curati o trattati nel modo giusto nella loro sosta al pronto soccorso.

Abbiamo molte altre opzioni oltre gli ospedali ai quali potersi rivolgere per problemi sanitari, non a rischio di vita (es. guardie mediche, farmacie, medici di famiglia) e per essere utili non sempre serve essere operativi su un’ambulanza, basta scegliere la soluzione più giusta senza impegnare mezzi e personale, non avendone realmente necessità, cosicchè in questo modo sicuramente si saprà di aver svolto comunque una buona azione.
In Misericordia ho stretto rapporti di amicizia e fratellanza con persone che credono come me nello spirito del volontariato, rapporti che escono dalle mura dell’associazione e che mi hanno sostenuto in situazioni personali difficili facendomi sentire amata”.

 

testo integrale e foto Deborah De Girolamo

Consuelo Noviello

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