Maurizio J. Bruno è <<…un ingegnere ma anche uno scrittore di libri d’azione e di avventura!>> così si descrive su Fb e noi riportiamo le parole che rappresentano realmente la figura dello scrittore.

 Il suo lavoro di ingegnere e la sua passione per lo scrivere romanzi… l’uno influisce sull’altro? 

“Certo che sì!.  Nel mio lavoro da ingegnere sono a contatto ogni giorno con le tecnologie più moderne e vedo il mondo correre sotto i nostri occhi verso un futuro che solo pochi anni fa non potevamo neppure immaginare.

Io sono convinto, e l’ho più volte dichiarato, che bisogna scrivere di ciò che si conosce, ed è per questo che i miei romanzi sono sempre ambientati in realtà che si occupano di innovazione, di tecnica, di informatica.

Sono gli ambienti che meglio conosco e che meglio riesco a ritrarre come sfondo delle mie storie avventurose. E poi, all’interno di questi sfondi che riesco a caratterizzare con molto realismo grazie alle mie esperienze quotidiane, inserisco storie, avventure, misteri, intrighi e vicende che vanno ben oltre la realtà, e che mi permettono di dar sfogo alla mia fantasia, quella che non posso utilizzare appieno nel mio lavoro tecnico di tutti i giorni. E sono proprio questi misteri, in genere, che riescono poi ad appassionare i miei lettori, ma questo, a mio avviso, proprio perché sono così ben calati in un mondo reale da sembrare essi stessi reali, anche quando è evidente che sono solo frutto della mia fantasia.

D’altra parte, la mia propensione a narrare, a descrivere, a comunicare, che riesco a coltivare proprio grazie alla mia passione per la scrittura (e per la lettura!!!), sono un potente strumento che utilizzo sovente anche nel mio lavoro da ingegnere. E non nascondo neppure che, di tanto in tanto, provo anche a capire se qualcuna delle idee fantastiche che animano le mie avventure possa, almeno in parte, trasformarsi in realtà nelle funzioni di qualcuno dei prodotti che io e il mio team di collaboratori realizziamo ogni giorno. Non sempre è possibile, ma quando accade… la soddisfazione è doppia, per la nascita di un prodotto veramente innovativo, e per un “sogno” che si trasforma in realtà”

Ogni romanzo è una sua “creatura”, qual’è stato il suo stato d’animo nel momento in cui ha realizzato i suoi libri?
“Io scrivo praticamente da sempre, da quando ero un ragazzino. Ma non tutto quel che scrivo è pensato per la pubblicazione.

Questo è un messaggio che vorrei lanciare anche ai tanti, tantissimi (forse troppi?) aspiranti scrittori che ci sono in giro e che spesso incontro sui social. La scrittura ha un suo valore “in sé”, indipendente dal fatto che ciò che si scriva venga o meno letto da qualcun altro.

Ci saranno milioni di diari scritti da altrettanti adolescenti che non sono mai stati letti da nessun altro che dall’autore e che, comunque, non per questo, non hanno assolto alla loro missione: quella di dar modo a chi li ha scritti di tirar fuori questioni, sentimenti, paure e desideri che, probabilmente, se non li avesse messi nero su bianco, non sarebbe mai riuscito a confessare neppure a sé stesso. E lo stesso vale per me, anch’io ho tante cose nei miei cassetti, che ho scritto e che non saranno mai pubblicate perché non è per quello che le ho scritte.

Però… Quando ti accorgi che qualcosa che hai scritto per te, per dar sfogo alla tua fantasia, perché avevi delle storie dentro che dovevano uscire fuori, ti sembra adatto anche ad un pubblico “estraneo” e poi trovi un editore serio, come è capitato a me, che la pensa allo stesso modo e che è orgoglioso, come te, di pubblicare quello che hai scritto…

Allora, la gioia che si prova non è facile da raccontare, nemmeno per uno scrittore. Pensare che le sensazioni che hai messo su carta potranno andare a stimolare la mente e i sentimenti di centinaia di altre persone e farle sentire, per un momento, in simbiosi con te, è qualcosa che non ha paragoni e non cambierei per null’altro al mondo”.

Come scrittore qual è il messaggio che vuole rivolgere ai lettori?

“Questa storia che ci sia sempre un messaggio da rivolgere ai propri lettori va un po’ ridimensionata J. Come ho già spiegato prima, io scrivo soprattutto perché mi piace, perché mi diverte, perché ho delle storie dentro che vogliono venir fuori e farsi conoscere.

Ciò che mi rende felice quando queste storie arrivano agli occhi di un pubblico fatto di “veri lettori”, ossia di persone che non mi conoscono personalmente ma leggono i miei libri solo per puro piacere personale, è proprio il riuscire a dare loro qualche ora di libertà, dai vincoli della realtà, dai problemi di tutti i giorni, dal peso degli impegni quotidiani, liberarli e trasportarli in un luogo dove le cose più incredibili possano accadere con naturalezza, così come io “cerco di raccontarle.

Ma, in realtà, dietro tutto questo c’è un trucco, una trappola che voglio confessarvi… Perché tutta questa tecnologia, tutte queste avventure, tutti i misteri che popolano i miei romanzi, alla fine non sono altro che una sorta di espediente letterario, una specie di tranello che utilizzo per portare i miei lettori a leggere, invece, dell’intreccio di sentimenti, di passioni, di dubbi, di debolezze umane che legano tra loro i personaggi dei miei libri e che, in fondo, sono le cose che ci tengo veramente a portare a galla.

Vorrei davvero che questi intrecci di relazioni umane riuscissero a farci pensare, a portarci tutti a capire che tutti noi siamo un affascinante mix di talenti e di difetti, legati gli uni agli altri in un intreccio indissolubile.

Spesso, ciascuno di noi non potrebbe avere i talenti che ha se, accanto a questi, non avesse anche i propri difetti. In fondo, ogni rosa ha le sue spine e possiamo essere felici solo se riusciamo ad accettarlo, ad accettarci l’un l’altro per quello che siamo. In fondo, se davvero cercate un messaggio nei miei libri, forse è questo, ossia che il segreto per vivere sereni e soddisfatti è nell’essere felici di quello che si ha, che di solito è tanto anche se non ce ne accorgiamo, perché quello che non abbiamo e che a volte inseguiamo con un’ostinazione che ci rende antipatici, irascibili, e a volte proprio insopportabili, può solo portare insoddisfazione, rabbia, risentimento e, in fin dei conti, infelicità”.

 

testo integrale Maurizio J.Bruno che ringrazio per la disponibilità

 

 

 

 

 

 

 

Consuelo Noviello

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